ESCLUSIVA ICN: Intervista a Tim Sparv, Capitano della Nazionale Finlandese

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Ho avuto il grandissimo piacere di conversare con Tim Sparv, unico Capitano della storia della Nazionale maggiore Finlandese a guidare la sua selezione fino alla qualificazione per la fase finale di un Europeo (il prossimo Euro 2020/1). Abbiamo ripercorso insieme tutte le tappe della sua interessante carriera e ritengo che sia stato talmente preciso ed esaustivo da rendere superfluo inserire le mie domande nell’intervista. Il Capitano ci ha raccontato davvero tutto quindi non vi faccio perdere altro tempo. Ecco cosa mi ha detto!

Tim Sparv:

Sono stato molto fortunato a crescere in una famiglia che ama gli sport. Mia madre è stata una discreta ostacolista ed era allenatrice di Atletica nel club locale mentre mio padre ha giocato a Calcio ad un livello discreto. Io e i miei fratelli partecipavamo ad ogni tipo di sport. In estate Calcio, Atletica o ancora Corsa campestre, in inverno Floorball e Badminton. Avevamo uno stile di vita attivo dal punto di vista fisico e mi piaceva.

Il Calcio è sempre stato il mio sport principale anche se mi divertivo lo stesso con le altre discipline. Mio padre ha allenato me ed i miei amici per 10 anni e ci ha dato una buona educazione. Era davvero stimolante e ci ha insegnato valori importanti come quello del duro lavoro. Poteva essere severo ed esigente ma in maniera positiva. Ci siamo divertiti ad allenarci insieme ma mio padre si è sempre assicurato che ci fosse la disciplina necessaria all’interno del gruppo. Tutti sono stati coinvolti nel club durante la nostra infanzia, giocatori, genitori, nonni, cugini dei giocatori. Era davvero un affare di famiglia e andavamo ai tornei giovanili tra Finlandia e Svezia tutti insieme in un grande bus. Bei ricordi. Ogni volta che ci incontriamo durante le vacanze, diventiamo un po’ nostalgici. I bei vecchi tempi eh?

Il mio idolo da ragazzino era Eric Cantona. La sua aura, la sua arroganza, il suo famoso gol a pallonetto. Davvero incredibile.

Intorno ai 13, 14 anni hanno iniziato a convocarmi squadre a livello regionale e nazionale. Questo indicava che stavo crescendo bene. Ho anche iniziato a fare qualche provino a livello Europeo con club come Sampdoria, Feyenoord e IFK Göteborg. Nel 2002 io e tre miei compagni di squadra abbiamo esordito con la Nazionale Finlandese. Era una partita dell’U15 contro l’Olanda ed è stato un grande traguardo, non solo per noi ma anche per il club che ci ha cresciuti (Norvalla FF) considerando che venivamo da un piccolo villaggio della costa occidentale.

Nel 2003 ho terminato la scuola dell’obbligo e mi sono trasferito a Southampton in Inghilterra, per concentrarmi completamente sul Calcio. Allontanarmi dalla Finlandia per seguire il mio sogno era stato l’obiettivo degli ultimi due anni. Quando il Southampton FC mi ha offerto un contratto, ho accettato senza esitare. Mia mamma non era troppo contenta che suo figlio di 16 anni partisse di casa così presto ma nemmeno lei poteva fermarmi.

A Southampton ho trovato quello che cercavo. Strutture fantastiche, compagni ambiziosi e staff attento. Era un mondo completamente diverso. Ti chiedevano molto di più, i giorni erano più lunghi e la lingua era diversa. Tutto sommato, un ottimo ambiente per un giocatore calciatore che cerca di svilupparsi sempre di più. Sono cresciuto molto in questi 3 anni e mezzo sia come giocatore che a livello umano. Stare lontano dalla tua famiglia e dai tuoi amici è dura a volte ma sentivo di doverlo fare per avere migliori possibilità di successo.

Molti dei miei compagni di allora hanno avuto carriere straordinarie. Bale, Walcott, Lallana, Surman e molti altri sono arrivati in Premier League ed oltre. È stato fantastico seguire il loro percorso e sono davvero felice per loro. Li ricordo come grandi lavoratori e ragazzi umili quindi sono contento che abbiano raggiunto questi traguardi.

Dopo Southampton ho sentito la necessità di trovare un posto in cui potevo fare esperienza in prima squadra. Avevo giocato nel Calcio giovanile in Inghilterra ma era il momento di passare dall’ingenuità del giovane al cinismo dell’adulto. Grazie a buoni contatti ho trovato una buona soluzione all’Halmstads BK in Svezia.

I miei anni in Svezia sono stati impegnativi. Il passaggio dal Calcio giovanile a quello senior è difficile ed a volte ho faticato a far fronte al mio nuovo ambiente. Meno attenzione alla disciplina e a fare bel gioco, più attenzione all’organizzazione difensiva e vincere le partite. Sono stati 3 anni di alti e bassi, in alcune occasioni non sono stato in grado di gestire i momenti difficili in modo costruttivo e maturo. Essere in grado di affontare battute d’arresto come infortuni, prestazioni scadenti, panchine, critiche dei media e altre cose, è una parte cruciale del mio lavoro, ero ancora troppo giovane, troppo inesperto, troppo testardo per farlo. Guardando indietro è stata un’importante fase di apprendimento. Da allora ho riflettuto sul mio periodo ad Halmstad e sul mio breve prestito al VPS, ed ho imparato rapidamente dai miei errori.

Non è stato tutto negativo però, infatti grazie ad alcune prestazioni all’Halmstads BK e in Nazionale U21, ho meritato il passaggio al Groningen in Olanda.

Con la Nazionale U21 abbiamo ottenuto ottimi risultati che sono culminati con la qualificazione per Euro 2009 in Svezia. Era il momento più importante della mia carriera. Mi sentivo immensamente orgoglioso di giocare per la Finlandia e non sapevo per quanto tempo sarebbe durato. Molti giocatori che hanno condiviso quella esperienza con me, giocano ancora per l’Huuhkajat oggi. Anssi Jaakkola, Jukka Raitala, Joona Toivio, Teemu Pukki e gli allenatori Markku Kanerva e Kari Martonen. La prima partita del torneo la giocammo proprio ad Halmstad, in quello che era il mio stadio di casa con il club e questo è stato davvero speciale. Segnare un gol ed esultare davanti ad una folla di tifosi Finlandesi è stato altrettanto speciale. Alla fine però non abbiamo superato il girone composto da Inghilterra, Spagna e Germania.

Giocare in Eredivisie è stato per me un grande passo avanti rispetto al campionato Svedese praticamente in tutto. Qualità dei giocatori, capacità degli stadi, aspettative, condizioni finanziarie, interesse dei tifosi, copertura mediatica ecc. Sono stato fortunato ad avere un grande gruppo di Scandinavi già presenti nel club quindi la mia integrazione è stata molto semplice.

Ho avuto un ruolo importante e nel mio primo periodo al Groningen ho giocato bene. Alla fine ho capito che tipo di giocatore avrei dovuto essere. Il mio ruolo in campo era chiaro, sono diventato più maturo ed ho capito sempre meglio cosa fosse il Calcio.

Anche qui c’erano ottimi giocatori che si sono trasferiti in club più prestigiosi. Van Dijk e Tadic per citarne due. Questo campionato è spesso considerato come un buon trampolino di lancio verso posti più interessanti e sono assolutamente d’accordo. Squadre e club si concentrano sullo sviluppo dei giovani e capiscono il loro ruolo in questa sorta di sistema piramidale.

Dopo 3 anni e mezzo al Groningen ho fatto le valigie e mi sono diretto verso sud, precisamente al Greuther Fürth in seconda divisione Tedesca. Sono rimasto solo un anno ma se fosse dipeso da me, sarei rimasto più a lungo. La stagione è stata comunque piuttosto positiva e siamo quasi riusciti a conquistare un posto in Bundesliga arrivando terzi. Il playoff promozione contro l’Amburgo è finito con un complessivo di 1-1 e questo gli ha permesso di restare in Bundesliga per la regola dei gol segnati fuori casa. Una grande delusione per noi dopo una buona stagione. Avevo firmato un contratto triennale con il club e non vedevo l’ora di tornare ma dopo un paio di telefonate durante le vacanze, mi è stato fatto capire che sarebbe stato meglio partire ed ho capito che il mio tempo li era scaduto.

Sono quindi andato in Danimarca al FC Midtjylland e vissuto quelli che probabilmente sono stati i migliori anni della mia carriera in un club. Sono stato benissimo dal primo minuto. Conoscevo già da prima alcuni giocatori come Petter Andersson e Oluwafemi Ajilore che mi hanno aiutato a sistemarmi. L’atmosfera era calda e amichevole ma ambiziosa. Pensai, questo club sta per fare successo.

Il nuovo proprietario aveva fatto fortuna usando le statistiche quando scommetteva e ora era ansioso di verificare se i suoi metodi potevano funzionare nel Calcio. Aveva già fatto un buon lavoro con il Brentford e ora l’avrebbe fatto con noi.

L’uso delle statistiche ti offre una grande obiettività quando le utilizzi correttamente. Può essere usato per analizzare le prestazioni della squadra o dei singoli ma anche per acquistare giocatori. Il Calcio è pieno di emozioni e opinioni quindi credo che bilanciarlo con un po’ di informazioni oggettive sia solo positivo. Perdere una partita non significa necessariamente aver giocato male e le statistiche possono aiutarti a capirlo.

L’intero ambiente del FC Midtjylland era perfetto per questo “esperimento”. Il Calcio a volte può essere vissuto in maniera rigida rispetto alle novità ma qui le persone erano molto aperte e curiose. Esplorare nuovi territori e fare tendenza è ciò che si fa al FC Midtjylland.

Ho trascorso 6 anni in Danimarca, ho vinto 3 campionati, 1 coppa, ho giocato contro il Southampton, la mia ex squadra e contro il mio club preferito, il Manchester United in Europa League. È stato un bel periodo che ha influenzato la maniera in cui penso e vedo il Calcio. I momenti più belli sono stati il primo titolo, sia mio che della storia del club e l’ingresso in campo all’Old Trafford. Ricordi meravigliosi.

Ho giocato contro alcuni grandi giocatori durante la mia carriera come Iniesta, Ramos, Zlatan, Chiellini, Bonucci, Verratti, Özil, Lahm, Bale, Ribéry, Benzema e cosi via. Ero in panchina quando abbiamo sfidato il Portogallo di Cristiano Ronaldo quindi non conta.  Difficile scegliere il migliore ma forse Iniesta. Fa sembrare il Calcio così facile.

Il Midtjylland è per molti versi, un modello per altre squadre di Calcio nel mondo. Non solo per l’uso delle statistiche ma per la loro voglia di migliorare e non accontentarsi. Hanno una grande accademia e una filosofia per fare emergere i giovani, un grande staff molto istruito e una visione a lungo termine che manca a molti club. Non sono sorpreso che molti allenatori vogliano venire a visitare il club per vedere cosa fanno di diverso.

La scorsa estate ho ricevuto diverse offerte, principalmente dai Paesi scandinavi, ma volevo provare qualcosa di diverso rispetto alle mie abitudini. AEL (Larissa) e la Grecia mi andavano bene e fin qui è stata un’esperienza completamente diversa rispetto a qualsiasi cosa avessi visto prima. Mi è davvero piaciuto essere di nuovo fuori dalla mia comfort zone, nonostante gli scarsi risultati. I greci sono molto appassionati di Calcio, in un modo difficile da descrivere. Le partite possono essere molto emozionanti con molte urla e lunghe pause. Eccitante.

Penso che una delle cose migliori sia vedere culture calcistiche diverse e cercare di imparare da esse. Il mio obiettivo è di diventare allenatore un giorno e tutto quello che ho visto ed imparato mi aiuterà a raggiungere i miei obiettivi in futuro. I posti in cui ho vissuto  che considero i miei preferiti sono probabilmente la Danimarca e l’Olanda. Non dico questo solo per quanto successo in campo ma anche per la vita fuori dal terreno di gioco. Fortunatamente però posso dire di non essere mai stato in un posto in cui non mi piacesse stare.

Parlando di Nazionale, recentemente abbiamo trascorso davvero degli anni positivi con la Finlandia, non abbiamo solo giocato bene ma abbiamo anche ottenuto dei risultati. Sono davvero orgoglioso di far parte del gruppo e abbiamo davvero un’ottima intesa tra di noi. Non ci sono giocatori arroganti o con un forte ego, solo un gruppo di Finlandesi estremamente orgogliosi di indossare la maglia della Nazionale.

Il seguito del pubblico? Abbiamo la sensazione che sempre più persone ci stiano seguendo. I buoni risultati di solito hanno questo effetto. Ora tutti vogliono essere come Pukki, Hradecky o Kamara e questo è fantastico. La gente è tornata a parlare in modo positivo e con entusiasmo della Nazionale di Calcio maschile!

Il mio ruolo di Capitano risale al 2002, ho sfidato la Svezia con l’U15 della Finlandia. Quella è stata la prima volta che ho indossato la fascia di capitano per la Finlandia ed ho avuto la fortuna di poterlo fare per tutte le fasce di età della Nazionale. È un grande onore ma comporta anche responsabilità supplementari, qualcosa da cui non mi tiro mai indietro. Nell’attuale gruppo della Nazionale, siamo in tanti ad essere leader e anche loro meriterebbero la fascia. Condividiamo le responsabilità tra di noi e abbiamo tutti qualità diverse. Io personalmente cerco di dare l’esempio in campo, sai, grida, gesti, contrasti, elogi. Tutto per aiutare i miei compagni a dare il meglio e la squadra stessa ad avere successo. Ogni calciatore ha un fattore diverso che lo motiva, un leader deve capire qual è.

Rappresentare il mio Paese è sempre stato un momento fondamentale per me, poco importa se era l’U15 o la Nazionale maggiore. Sono stato fortunato ad avere la possibilità di giocare con Litmanen e Hyypiä e altri grandi della storia del Calcio Finlandese. Il nostro gruppo ha solo cercato di essere all’altezza della loro eredità. Spero che siano orgogliosi di noi, ci hanno ispirato come noi speriamo di ispirare la prossima generazione.

Finisce qui questa interessantissima chiacchierata con il grande Tim Sparv che ci tengo a ringraziare per la sua gentilezza, la sua disponibilità oltre che per il suo tempo. Aspettando di vederlo combattere al fianco dei suoi compagni nel prossimo storico Europeo, gli auguro davvero tutto il meglio per il proseguo della sua carriera (da calciatore e allenatore) !

ENGLISH VERSION

I was very fortunate to grow up in a family who loved sports. My mum had been a decent amateur hurdler and was coaching athletics in the local club while my dad had played football at decent level. Me and my siblings would participate in all kinds of sports. In the summer it would be football, athletics, cross country running and in the winter floorball and badminton. We had a physically active lifestyle and I loved it.

Football was always my main sport even though I enjoyed other sports as well. My dad coached me and my friends for ten years and gave us a good education. He was a very inspiring character and tought us important values like hard work. He could be strict and demanding in a good way. We had fun training together but my dad always made sure that there was the necessary discipline in the group. Everyone got involved in the team during our childhood, players, parents, grandparents, player’s cousins. It was a real family affaire, and we would go to youth tournaments in a big bus all over Finland and Sweden. Lovely memories and everytime we meet during my holidays we usually become a little bit nostalgic. Good old times heh?

My idol growing up was Eric Cantona. His aura, his arrogance, his famous goal where he lobs the keeper. Unbelieavable.

Around 13,14 years old I started getting called up to different regional and national squads which was an indication that I was developing well. I also started going on trial to different clubs in Europe, like Sampdoria, Feyenoord and IFK Göteborg. In 2002 me and my three teammates made our debut for the Finnish national team. It was a U-15’s game against Holland and it was a huge achievement, not only for us players, but especially the club that raised us considering we came from a small village on the west coast.

In 2003 I finished my basic education and moved to Southampton, England to focus fully on my football. Moving away from Finland to follow my dream had been a goal for the past couple of years. When Southampton FC offered me a contract I said yes without hesitating. Mum wasn’t too pleased that her 16-year-old son was leaving home so early but even she couldn’t stop me.

In Southampton I found what I was looking for. Fantastic facilities, ambitious teammates and dedicated staff. It was a completely different world. The demands were higher, the days longer and the language different. All in all, a great setting for a young player looking to develop further. I grew up a lot during these 3,5 years, both as a footballer but also as a human being. Being away from your family and friends is tough at times but I felt I had to do it to give myself the best chance of succeeding.

Many of my teammates back then have gone on to have amazing careers. Bale, Walcott, Lallana, Surman and many others eventually got to Premier League and beyond. It’s been great to follow their path and I’m really happy for them. I remember them as hard working and humble people so I’m delighted that they’ve reached the heights that they have.

After Southampton I felt I need to find a place where I could get some first team experience. I had played youth football in England but now was the time to move away from youthful naivety to adult cynicism. Through good contacts I found a good fit in Halmstads BK in Sweden.

My years in Sweden were challenging. The transition from playing youth football to senior football is a tough one and I struggled at times to cope with my new environment. Less focus on education and playing attractive football, more about defensive organisation and winning games. Three years of many ups and downs where I was sometimes unable to cope with the downs in a constructive, mature way. Being able to deal with setbacks like injuries, poor performances, lack of game time, media criticism and other things is a crucial part of my work and I was still too young, too inexperienced, too stubborn, to do that. But in retrospect, it was an important learning curve. Since then I’ve reflected a lot on my time at Halmstad, and my short loan spell at VPS, and I quickly learned from my mistakes.

It wasn’t all bad though and thanks to some good performances both at Halmstad BK but also for my U-21 national side I earned a move to FC Groningen in The Netherlands.

In the U-21 national team we had had some brilliant results which culminated when we qualified for the U-21 EURO 2009 in Sweden. It was back then the highlight of my career. I felt immensely proud to play for Finland and little did I know how long it would continue. Many players who played then are playing for Huuhkajat today. Anssi Jaakkola, Jukka Raitala, Joona Toivio, Teemu Pukki and the two coaches Markku Kanerva and Kari Martonen. The first game was actually played in Halmstad at my homeground which was pretty special. Scoring a goal and jumping in to an extatic crowd of finnish supporters was equally special. But we didn’t manage to qualify from a group with England, Spain and Germany.

Playing in the Eredivisie was a big step up for me compared to the Swedish league in terms of practically everything. Quality of players, stadium capacity, expectations, financial terms, supporter interest, media coverage etc. I was lucky that we had a big group of Scandinavians at the club already which meant my integration went really smooth.

I had a big role and for the first part of my stay I played well. I finally figured out what kind of player I was meant to be. My role clarified, I became more mature and understood better and better what football was about.

Also here we had some really good players that went on to better, bigger clubs. Van Dijk and Tadic to name two. The league is often considered a good springboard to more attractive locations and I definitely agree with that. Teams and clubs focus on youth and understands their role in the food chain.

After 3,5 years at FC Groningen I packed my bags again and headed south. My new workplace was Greuther Furth in the 2nd Bundesliga. I only stayed for a year but if it was up to me I would have stayed longer. The season was pretty succesful though and we nearly clinched a place in the Bundesliga after coming third. The playoff game against Hamburg SV ended 1-1 which meant they stayed in the Bundesliga thanks to the away goal rule. A pretty huge disappointment for us after a good season. I had signed a three year deal for the club and was looking forward to go back but after a few phonecalls during my holiday, where I was told it would be best for me to leave, I understood my time was up.

I went to Denmark and FC Midtjylland and what would probably be considered my best years in club football. I had a fantastic time from the first minute. It helped that I knew a couple of players from before, Petter Andersson, Oluwafemi Ajilore, who helped me settle in. The athmosphere was warm and friendly but ambitious. This club was going places I thought.

The new owner had made a fortune using statistics when betting and now he was eager to test if his methods could work in football. He had already done a good job with Brentford and now he was going to do the same with us.

Using statistics brings you a great deal of objectivity when you use it correct. It can be used to analyse team and player performances or buying players. Football is filled with emotions and opinions so I believe that balancing that up with a little bit of objective info is only a good thing. Losing a game doesn’t necessarily mean that you’ve played badly and stats can help you see that.

The whole environment at FC Midtjylland was perfect for this kind of “experiment”. Football can be a bit conservative sometimes but here people were very open minded and curious. Exploring new ground and being trendsetters is what FC Midtjylland is all about.

I spent six years in Denmark, won three championships, one cup, played against my previous club Southampton FC and against my favorite club Manchester United in the Europa League. It was a good time and a time that has influenced the way I think and see football. The highlight was probably mine, and the club’s first championship and walking out at Old Trafford. Amazing memories.

I’ve played against some great players during my career, like Iniesta, Ramos, Zlatan, Chiellini, Bonucci, Verratti, Özil, Lahm, Bale, Ribery, Benzema and so on. I was on the bench when we met Portugal with Ronaldo so that doesn’t really count. Hard to pick the best, but maybe Iniesta. He makes football seem so easy.

Midtjylland is, in many ways, a role model for other football clubs in the world. Not just because of the use of statistics but because of their eagerness to improve and not be satisfied. The have a great academy and a philosophy of bringing young players through, a big and educated staff and a long-term vision that many clubs lack. I’m not surprised that many coaches and clubs want to come and visit the club to see what they do differently.

Last summer I had some offers, mostly from the Scandinavian countries, but I wanted to experience something a bit more uncomfortable. AEL and Greece suited me and it’s been a totally different experience compared to anything I’ve seen before. I’ve really enjoyed being out of my comfort zone again, despite the poor results. Greeks are generally really passionate about football in a way that is difficult to describe. The games can be very emotional affaires with plenty of shouting and long stops. Exciting.

I think that one of the best things in football is seeing different football cultures and trying to learn from them. I have a goal of becoming a coach one day and everything I’ve seen and learned will help me achieve my goals in the future. My favorite places have probably been Denmark and The Netherlands. This is not only based on the what happened on the pitch but also off it. But, luckily enough, I’ve never been anywhere where I didn’t like to be.

We’ve had some really good years recently with Finland and has not only played well but also been able to get results. I’m really proud to be a part of the group and we have an excellent chemistry among us right now. The are no egos just a bunch of Finns extremely proud to wear the jersey.

You can sense that more and more people are following us. Good results usually has that effect. Now everyone wants to be a Pukki, or a Hradecky, or a Kamara. And that’s great. People are talking positively and enthusiastically about the Men’s national team again.

My captaincy goes back to 2002 and playing Sweden with Finland U-15’s. That was the first time I wore the captain’s armband for Finland and I’ve been fortunate to captain my country at every age group. It’s a huge honour but comes with extra responsibilities of course, something that I don’t shy away from. We are many leaders in the team today and many who could be called captain. We share the responsibilites amongst us and we all have different qualities. I, personally, try to set an example on the pitch. Guiding, gesturing, tackling, shouting, praising… Everything to help my teammates perform at their best and the team to succeed. Everybody has different triggers and as a leader you need to know which they are.

Representing my country has always been a highlight for me no matter if it’s been for the U-15’s or for the Men’s team. I was lucky to have the chance to play with Litmanen and Hyypiä and some of the greats in Finnish football history and this group has only tried to live up to their legacy. I hope they’re proud of us. They’ve inspired us and we will hopefully inspire the next generation.

This is the end of this very interesting chat with the great Tim Sparv whom I would like to thank for his kindness, his availability as well as for his time. Waiting to see him fight alongside his teammates in the next historical European Championship, I really wish him all the best for his career (as a footballer and coach) !

La riproduzione anche parziale dell’intervista è severamente vietata in virtù delle norme vigenti sul copyright. L’articolo è proprietà esclusiva de © “Il Calcio Nordico”.

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About Alessandro Musumeci

28 anni, con il sogno del giornalismo ed un'infinita passione per i Paesi Nordici, vivo in Francia dal 2015. Ho avuto l'immenso piacere di far parte di Mai dire Mondiali 2018 della Gialappa's Band e per questo devo ringraziare soprattutto chi segue da tempo la pagina facebook legata a questo sito. Collaboro inoltre con un'agenzia calcistica in qualità di scout. Si continua a lavorare come sempre, ci sono ancora centinaia di storie da raccontare !

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