Il metodo Midtjylland: Quando le idee innovative valgono più del denaro

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La storia del FC Midtjylland è recente e a suo modo affascinante. Non ha quel classico charme della squadra fondata da un gruppo di amici un secolo fa ma personalmente la vedo come la perfetta dimostrazione del “The butterfly effect”. Cos’è il butterfly effect? Per voler semplificare il concetto al massimo è quel principio secondo il quale, un piccolissimo dettaglio (come il battito d’ali di una farfalla) può condizionare inevitabilmente il futuro. In questo caso la nostra farfalla è Rasmus Ankersen e presto capirete perché.

Premessa importante, non vi aspettate linguaggio tecnico, sigle o discorsi inutilmente complessi che possono portare confusione. Il mio obiettivo è quello di farvi entrare il più possibile in questa realtà e permettervi di fare vostri i concetti fondamentali.

La nascita del FC Midtjylland

Fondato nel 1999 a Herning dalla fusione dei due club rivali Herning Fremag ed Ikast FS, partì subito alla grande. Prima stagione da record e 1.division dominata, è già Superligaen. Da quel momento l’ipotesi di una retrocessione non ha mai sfiorato il club. Dopo qualche stagione di ottimo livello, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il segreto del futuro successo si trovasse già nelle giovanili del club. Quel segreto aveva un nome ed un cognome, ed era Rasmus Ankersen, un ragazzino all’apparenza come tanti altri. La carriera di Rasmus però si interruppe bruscamente a causa di un infortunio al ginocchio che lo costrinse al ritiro. Paradossalmente quel momento doloroso liberò una delle menti più geniali dell’attuale panorama calcistico mondiale. Ankersen è brillante, prende il patentino da allenatore Uefa A, scrive libri, collabora con alcune delle più grandi aziende del Paese e diventa una sorta di guru con conferenze incentrate sulla motivazione e sul business. Nel frattempo vanta anche un’esperienza da assistente allenatore nello stesso Midtjylland, il club in cui è nato, cresciuto e che porta nel cuore.

Sarà proprio il suo libro “The Gold Mine Effect” a permettergli di conoscere un uomo con cui inizierà un’autentica rivoluzione in questo sport. Quell’uomo è Matthew Benham. Mister Benham, laureatosi in Fisica ad Oxford, è un genio della matematica. È quasi offensivo ridurre la sua scalata al successo in pochissime righe ma in questo caso è necessario. Dopo la laurea ricoprì diverse posizioni di prestigio fino a diventare vice-presidente della Bank of America. Finita questa esperienza diventò trader per Premier Bet nel 2001, lavorando per Tony Bloom uno dei più grandi scommettitori professionisti del mondo. A quel punto decise di sfruttare le sue sviluppate abilità matematiche per cercare di decriptare i risultati degli incontri e lanciarsi quindi nella carriera di scommettitore professionista. Nel 2004 era già sufficientemente ricco da lanciare la propria impresa di betting consulting. La sua Smartodds ottenne un enorme successo e nel 2011 investì in Matchbook. In tutto questo, una volta diventato uno degli uomini d’affari più importanti del Regno Unito, acquistò, salvandolo da una situazione finanziaria complicata, l’amore della sua vita, il Brentford FC. Ed è proprio al Brentford che dobbiamo l’incontro tra queste brillanti menti.

Circa sette anni fa, Rasmus Ankersen (appena trentenne) incontrò Matthew Benham, grande estimatore del suo libro e iniziarono a discutere delle possibilità di promozione del Brentford che in quella stagione stava giocando particolarmente bene. Quando il danese chiese a Benham quali fossero i suoi sentimenti riguardo a quella stagione e quali le sue previsioni per il finale, l’inglese senza scomporsi rispose: «Abbiamo il 42% di possibilità di promozione».  Per sua stessa ammissione, Ankersen considera quel preciso momento, l’inizio di questo ambizioso progetto.

Dopo diversi incontri e dopo aver capito di essere sulla stessa lunghezza d’onda riguardo a qualsiasi aspetto di questo progetto, Ankersen propose a Benham di acquistare il suo amato Midtjylland. Le motivazioni erano semplici: il club era ad un passo dalla bancarotta, il settore giovanile e le strutture erano già di ottima qualità e non meno importante, possedere un club in un campionato meno competitivo rispetto a quello inglese poteva essere un ottimo modo per far crescere alcuni giocatori in un ambiente meno stressante. Per Benham non servì aggiungere altro, staccò un assegno da circa 6,3 milioni di sterline e diventò proprietario, designando immediatamente Ankersen come presidente. La figura di Ankersen è però onnipresente in questo progetto, infatti è anche il direttore sportivo del Brentford. Questo spiega una volta di più la grandissima presenza di calciatori Nordici nel club inglese.

Come dicevo nella premessa, il battito d’ali della farfalla cioé quell’infortunio al ginocchio, ha totalmente cambiato le sorti del FC Midtjylland e possiamo affermare senza nessun timore di smentita, che ha cambiato anche quelle del Calcio Danese.

P.S. La parte interessante inizia adesso.

In cosa consiste il modello Midtjylland?

Benham seppur facoltoso, non può permettersi di competere dal punto di vista economico con sceicchi o multimiliardari, per cui ha messo a punto un sistema capace di individuare con un numero impressionante di parametri, il giocatore ideale per ogni contesto. Il concetto è: ”Il calcolo matematico e le macchine possono sostituire il giudizio spesso distratto o soggettivo dell’essere umano. Nessuna emozione, nessuna influenza, solo cifre e parametri”.

Volete che vi spieghi nel dettaglio quali parametri prende in considerazione e come funziona nello specifico il metodo? Impossibile, è top secret. Questo sistema è protetto come un vero e proprio segreto industriale. Quello che sappiamo è che tra i parametri principali sia del suo successo come scommettitore che di questo sistema, ci sono gli Expected goals.

Uno dei principi fondamentali di Benham come scommettitore e di Ankersen come analista è che la classifica mente praticamente sempre. Impossibile basarsi solo sulla classifica per scommettere. Uno degli aspetti da prendere sempre in considerazione è quante occasioni pericolose crea una squadra, il risultato finale delle precedenti sfide o i punti in classifica non sono tutto. Una squadra che tira maggiormente ha ovviamente più possibilità di segnare, una squadra capace di tirare più spesso dentro l’area di rigore ha più possibilità di segnare rispetto ad una che tira da fuori e tanti altri parametri e statistiche che vanno in questo senso. Il discorso è molto ampio e vi invito a seguire questo rapido intervento di Ankersen durante una conferenza a Manchester, per capire meglio di cosa stiamo parlando.

Tornando al Midtjylland, uno degli esempi più noti ed esplicativi è sicuramente l’acquisto di Tim Sparv. Secondo il sistema di Benham, il Greuther Fürth, squadra di seconda divisione tedesca ed ex squadra di Sparv era una delle prime 10 squadre al mondo con i parametri statistici più interessanti. Il finlandese, titolare nel suo club, non godeva di grandissima considerazione in Germania, inoltre le sue statistiche (per i canoni ordinari), erano piuttosto deludenti. Mediano, nelle sue statistiche non figurava praticamente nessun tackle ed aveva un numero piuttosto alto di cartellini. Il sistema ha però scelto questo giocatore perché ha rilevato che la scarsa abitudine ai tackle, aggiunta ad altri parametri specifici, era dovuta all’ottima capacità di piazzamento in campo. Benham dice sempre: «Se chiedo a qualcuno informazioni su un giocatore, non mi importa che l’abbia visto per 30 minuti in video, voglio che l’abbia visto giocare almeno 100 volte». Il sistema può farlo.

Se seguite il Calcio Danese lo sapete, Sparv è stato Capitano, leader e punto di riferimento del Midtjylland fino a qualche mese fa. Ha vinto 3 campionati e per sua stessa ammissione questo metodo ha cambiato la sua vita ed il suo modo di vedere il Calcio.

Si, perché al Midtjylland nulla viene lasciato al caso. Non solo il calciomercato ma ogni aspetto di questo sport viene valutato ed affrontato con soluzioni innovative. Le palle inattive sono un altro dei fattori del successo di questa squadra. Prima dell’arrivo di questo incredibile duo, la media realizzativa del Midtjylland sui piazzati era in linea con quella degli altri club del campionato. Da questa rivoluzione ai vertici societari, il modo di approcciare i piazzati è cambiato radicalmente e all’allenatore viene rilasciato praticamente con cadenza settimanale una lista di schemi da utilizzare in funzione dell’avversario. Risultato? Prestazioni migliorate anche oltre le previsioni e più di 20 gol a stagione all’attivo in questo specifico contesto rispetto alla media di 5/6 gol del passato. L’elevato numero di reti di Sviatchenko ad esempio non è di certo un caso.

Ecco, il caso, il nemico che questo sistema cerca di ridurre al minimo, considerando che eliminarlo è impossibile.

La rapida crescita del Midtjylland è un fantastico esempio della qualità di questo progetto, situazione che anche al Brentford sta portando ottimi frutti con una promozione in Premier League sfiorata clamorosamente nella scorsa stagione.

Tornando al mercato, la grandissima forza del Midtjylland sta anche nel fatto che vengono visionati praticamente tutti i campionati del mondo. Ovunque c’è calcio, c’è il sistema di Benham. Prendiamo Awer Mabil (giocatore importantissimo nello scacchiere offensivo dei lupi), viene dall’Adelaide United quindi Australia. Pione Sisto? Preso dal Tjørring e fatto crescere nel settore giovanile. Evander? dal Vasco da Gama in Brasile. Onyeka? Dall’Ebedei, accademia nigeriana che è semplicemente una delle tante accademie sparse in tutto il mondo, sotto l’attento controllo del Midtjylland. Insomma poco importa dove ti trovi, se rientri nei parametri statistici del sistema, sei da Midtjylland.

Spesso è capitato di acquistare calciatori completamente sconosciuti anche agli addetti ai lavori ma che il sistema indicava come ideali. In questi casi poche esitazioni, si fa l’offerta e si acquista il calciatore, dando indicazioni specifiche all’allenatore di cosa il ragazzo possa apportare secondo i dati statistici raccolti in precedenza. La scelta dell’attuale tecnico Brian Priske non è assolutamente casuale. Al Midtjylland non hanno nessuna intenzione di ingaggiare un allenatore lontano dalla filosofia di questo progetto o che non abbia appunto vissuto in prima persona queste dinamiche. È un concetto complicato da trasmettere ma stanno totalmente cambiando il modo di pensare e approcciare il Calcio. È un processo lento, in alcuni casi ha portato ad insuccessi ma Ankersen sostiene che attualmente ha davvero poca importante il risultato finale del campionato, l’importante oggi è mettere basi solidissime per il futuro e solo in quel momento puntare davvero in alto.

Brian Priske, attuale tecnico del Midtjylland

Ankersen sostiene con forza che se non hai i mezzi economici per competere con realtà più grandi della tua, non puoi giocare secondo le stesse regole. L’innovazione e il progresso tecnologico sono le uniche armi che hai contro i potenti del Calcio. I club ricchi non hanno necessariamente bisogno di pensare a soluzioni alternative, continuano a lavorare secondo lo schema che li ha portati al successo. Sta a chi ha fame di vittoria, a chi insegue, trovare soluzioni per colmare questo gap economico. Se non hai i mezzi, non puoi permetterti di spendere cifre esorbitanti e questo richiede che tu sfrutti al massimo le tue risorse. Per Ankersen un calciatore che segna più di altri, non è necessariamente più forte. Dipende dal contesto, dalle caratteristiche fisiche, dalla propensione agli infortuni, dalla personalità e da tantissimi altri parametri che non vengono mai presi in considerazione e che poi finiscono per fare la differenza tra un top ed un flop. Tutto sta nel mettere l’uomo giusto al posto giusto, poco importa se in campo o nello staff. In alcuni casi hai l’occasione di acquistare un calciatore probabilmente più talentuoso di quelli che hai già in rosa ma se non è compatibile con il contesto, non ha senso acquistarlo. Così  facendo, non metti in pericolo l’equilibrio finanziario del club ed al tempo stesso lasci intatto quello tattico.

Non è una macchina infallibile ovviamente. Alcuni schemi si sono rivelati inefficaci, alcuni giocatori non hanno reso come avrebbero dovuto ma questo sistema esiste da pochissimo tempo e viene perfezionato ogni giorno. I risultati ottenuti da questi due talentuosi uomini non hanno ancora raggiunto neanche la metà delle loro ambizioni. Le avversarie in Danimarca possono seriamente preoccuparsi. L’acquisto di Pfeiffer è un chiaro esempio di questo modello. 24 anni, centravanti, acquistato qualche settimana fa dal Würzburger Kickers per 1,5 milioni, nella scorsa stagione ha realizzato appena 15 gol in 34 presenze nella terza divisione tedesca. Per una qualsiasi squadra qualificata ai gironi di Champions League, sarebbe un acquisto folle ma per il Midtjylland è un rischio calcolato. L’attaccante rientra nei parametri del sistema. Sarà un successo? Sarà un fallimento? Solo il tempo potrà dircelo ma con il FCM è impossibile contestare in anticipo. Una cosa che hanno in comune i tifosi del Brentford e del Midtjylland, (pensiero che hanno spesso esternato in diverse interviste) è che praticamente ogni volta non abbiano idea di chi siano i nuovi arrivati ma che al tempo stesso hanno una folle voglia di scoprire il loro stile di gioco e cosa possono apportare al club.

Luca Pfeiffer, il nuovo centravanti del Midtjylland

La grande differenza tra queste due realtà sta tutta nel contesto in cui si trovano. Se in Danimarca questo progetto è visto ed accettato come una realtà potenzialmente rivoluzionaria, in Inghilterra lo scetticismo è ancora di attualità. Ankersen spiega questa differenza confrontrando le due culture. In Scandinavia il Calcio è concepito come un gioco collettivo in cui l’organizzazione viene prima del singolo. In Inghilterra c’è una visione molto più individualistica, il calciatore in alcuni casi è più importante dell’organizzazione stessa. Difficile impressionare gli inglesi senza i grandi nomi.

Un concetto che i nostri due protagonisti vogliono far capire a tutti con estrema chiarezza è che seppur ci si basi quasi esclusivamente sui dati statistici, l’importanza del fattore umano è assolutamente rilevante. Un computer può fornirti i dati ma se non sei in grado di analizzarli e soprattutto di metterli in pratica, si rivelano totalmente inutili. Se nell’ambiente non c’è armonia e se tutti non remano nella stessa direzione, tutto questo è inutile. Per cui certo, il sistema consente di vedere quello che normalmente non riusciremmo a vedere ma senza ogni singolo componente della famiglia Midtjylland, tutte queste idee e questi sforzi, sarebbero solo parole e fantasie.

Sinceramente potrei continuare a scrivere interi capitoli sull’argomento. Questa è una visione che merita studi ancora più approfonditi e chissà, magari in futuro lo farò ma quello che ritenevo più importante in questo momento era permettere a chi ignorava totalmente l’esistenza di questa realtà, di avere una base solida per dare vita a ricerche personali e avvicinarsi a questo nuovo modo di approcciare il Calcio. Chi mi segue sulla pagina facebook ormai lo sa, ripeto da anni che non dovete lasciarvi ingannare dal fatto che questo club giochi in Danimarca. Il Midtjylland è una realtà concreta, una realtà in forte crescita ed è guidato da due uomini che rischiano di cambiare questo sport in modo definitivo.

To be continued…

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About Alessandro Musumeci

28 anni, con il sogno del giornalismo ed un'infinita passione per i Paesi Nordici, vivo in Francia dal 2015. Ho avuto l'immenso piacere di far parte di Mai dire Mondiali 2018 della Gialappa's Band e per questo devo ringraziare soprattutto chi segue da tempo la pagina facebook legata a questo sito. Collaboro inoltre con un'agenzia calcistica in qualità di scout. Si continua a lavorare come sempre, ci sono ancora centinaia di storie da raccontare !

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