Klas Ingesson: Il guerriero del Valhalla

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Il 29 ottobre 2014 piangevamo la prematura scomparsa del nostro amato Klas Ingesson. In questo articolo non intendo entrare morbosamente nel dettaglio di quella maledetta malattia che ce l’ha portato via ma celebrare il calciatore, l’uomo capace di farsi apprezzare  ovunque e oltre ogni tipo di rivalità.

Ingesson Calciatore

190 centimetri, giganteggiava a centrocampo come un colosso. Forse non era il più forte ma aveva un cuore fuori dalla norma. Deciso nei contrasti, non tirava mai indietro la gamba e lo faceva senza cattiveria, con la sola voglia di recuperare quel pallone che tanto amava. Mediano con il vizio del gol, ottimo rigorista, Klas Ingesson ha lasciato il segno in più di una piazza ma in nessun Paese (tranne la sua Svezia) ha lasciato un ricordo cosi forte come in Italia.

Ingesson nei suoi anni al Göteborg

La prima squadra Italiana ad acquistarlo fu il Bari di Eugenio Fascetti. In quella squadra trovò Kennet Andersson, compagno di squadra al Göteborg, in Nazionale ed amico fraterno.

Andersson e Ingesson al Bari

Collettivamente quella non fu una grandissima annata per i Baresi, arrivò infatti la retrocessione in Serie B ma Klas era nel posto giusto e non aveva nessuna intenzione di lasciarlo. Come confermò Carlo Regalia, DS di quel Bari, Ingesson aveva diverse offerte dalla Serie A ma trovava inconcepibile lasciare il Bari nella Serie cadetta. Kennet invece firmò per il Bologna ma questo non fu altro che un arrivederci per i due amici.

In Serie B, Ingesson fa praticamente quello che vuole. Con 8 gol in 38 presenze (fonte ilbari.tv), contribuisce sensibilmente alla rapida risalita del Bari che torna così nella massima serie. Nella stagione successiva arriverà la soddisfazione delle 100 presenze con questa maglia, la salvezza e la fascia da Capitano. Fascia che per lo spessore umano non poteva che essere ampiamente meritata. Fascetti stesso disse: “Klas non era soltanto un ottimo calciatore, era una grande persona. Uno di quelli che si incrociano raramente nel calcio”.

Ingesson Capitano del Bari

Lasciata per il momento la Puglia, si trasferì al Bologna dell’amico Kennet, con cui visse una stagione a dir poco speciale. Intertoto vinto e qualificazione in Coppa Uefa. Quel cammino in Uefa fu indimenticabile. Il gol, come al solito non poteva mancare, ed arrivò al secondo turno contro lo Slavia Praga. Quello che Klas e compagni furono ad un passo da realizzare, rischiò di riscrivere la storia del club in modo indelebile. Un rigore, un maledetto rigore segnato da Laurent Blanc, distrusse il sogno chiamato finale a 3 minuti dal novantesimo.

Ingesson e Andersson al Bologna

La disillusione arrivò anche in Coppa Italia, dove nonostante la doppietta di Binotto, il Bologna perse il pass per la finale ai supplementari contro la Fiorentina. Spesso le imprese, anche se solo sfiorate, ti permettono di entrare nel cuore dei tifosi di una squadra. Beh, Ingesson da quel momento non avrebbe più lasciato quello dei Bolognesi.

Ingesson giganteggia tra Deschamps e Davids

Dopo un’altra stagione in Rossoblù e una breve parentesi in Francia al Marsiglia, decise di chiudere la carriera in Italia, ancora in Puglia ma questa volta sponda Lecce.

Trasferimenti del genere non sono semplici per nessun giocatore. Ai tempi del Bari decise proprio un derby contro i Giallorossi grazie ad una rete, mentre per i Galletti, vederlo vestire la maglia degli acerrimi rivali, poteva essere visto come un tradimento. Alla fine ha prevalso il buonsenso di due grandi tifoserie, che hanno capito il valore e lo spessore umano di Ingesson. Anche perché un combattente del genere, é davvero difficile da odiare.

Ingesson con la maglia del Lecce contro il Bari

Abbiamo giustamente parlato di club, ma sarebbe assurdo non parlare di Nazionale.

57 presenze e 13 gol. Numeri importanti, anzi importantissimi per uno di quei giocatori che fu parte integrante di anni memorabili per questa Nazionale. Impossibile non citare l’Europeo del 1992 o la spedizione Svedese per il Mondiale Americano del 1994. Quell’edizione della Coppa del Mondo, dalla tinte quasi leggendarie, rischiò di catapultare quei ragazzi sul tetto del mondo. Ingesson, titolare inamovibile, giocò tutti i 90 minuti di quello Svezia-Brasile. Quella semifinale fu sfortunatamente complicata dal rosso inflitto a Jonas Thern e si è poi trasformata in disfatta a causa di un gol di Romario. Esperienza che si concluse comunque con uno storico terzo posto, dopo aver travolto la Bulgaria per 4-0.

Svezia al terzo posto del Mondiale 1994

Ingesson Allenatore

Mi sarebbe piaciuto potervi raccontare di tante imprese e di una serie di stagioni memorabili. La verità é che la carriera da allenatore di Ingesson fu praticamente un calvario e non a causa dei risultati sportivi, quelli furono esaltanti. Dal 2009 infatti lottava contro un mieloma multiplo che mise a dura prova la sua salute ma che con tanto dolore e forza di volontà aveva inizialmente sconfitto. Il suo obiettivo era quello di diventare allenatore di una “prima squadra” e nel settembre del 2013, l’Elfsborg lo assunse come Cheftränare

A questo punto però subentra un nuovo nemico. Gli viene diagnosticata una violenta forma di osteoporosi. Per quasi tutto il tempo sarà costretto ad utilizzare una sedia a rotelle. Il presidente dell’Elfsborg, che non aveva nessuna intenzione di scaricare il suo guerriero dichiarò: “Klas kropp är bräcklig, men hans själ är starkare än på länge. tradotto “Il suo corpo é fragile ma la sua anima é più forte che mai”. Ingesson é un esempio per tutti, per i veterani ma soprattutto per i giovani. Forza di volontà e coraggio, portati avanti a testa alta anche quando, tutto divenne più complicato.

Siamo ad aprile 2014. Due brutte cadute negli spogliatoi lo segneranno visibilmente. Un braccio rotto in occasione del match contro l’Åtvidaberg ed ancora più grave, la rottura del femore negli spogliatoi del Gamla Ullevi di Göteborgche paradossalmente era stato teatro dei suoi inizi nel grande calcio.

Ma ad Ingesson restare a casa, non interessava assolutamente. La sua vita ruotava ormai attorno all’Elfsborg e quei ragazzi diedero davvero ogni singola energia presente nel loro corpo per fare felice il loro leader. Quello era un grande Elfsborg. Campione di Svezia nel 2012, vantava un invidiabile mix di giocatori di esperienza e giovani talentuosi. Vi cito qualche nome che, se amate e seguite il Calcio Nordico, conoscerete sicuramente. Anders Svensson, Viktor Claesson, Johan Larsson, Marcus Rohdén, Simon Hedlund, Lasse Nilsson e potrei tranquillamente continuare.

Dal punto di vista dei risultati, fu una grande esperienza. L’Elfsborg disputava l’Europa League, era stabilmente nelle prime posizioni dell’Allsvenskan ma soprattutto, arrivò un titolo, una gioia infinita, la Svenska Cupen 2013/14 vinta in finale contro l’Helsingborg.

Elfsborg campione della Svenska Cupen 2014

Ingesson era assolutamente entusiasta di quella squadra. I suoi ragazzi si sarebbero letteralmente gettati nel fuoco per lui e questo lo sapeva. I metodi di Ingesson erano assolutamente apprezzati, la sua grinta mista a gentilezza non lasciava indifferenti, quel suo trattare il ragazzino ed il veterano allo stesso modo, creò un’invidiabile armonia nello spogliatoio.

I mesi passavano e purtroppo la situazione continuava a peggiorare. Il nostro Klas aveva il cuore di un guerriero ma il corpo non lo seguiva più. Ad inizio ottobre 2014, decise di dimettersi senza spiegarne troppo le motivazioni, dicendo solo di essere fisicamente stanco. I dirigenti affermeranno nei mesi successivi che non smise mai di consigliare la società per il futuro, coltivando sempre il sogno di poter tornare. In realtà, le dimissioni nascondevano una verità terribile che conoscevano solo lui, medici e familiari. Il tempo era praticamente finito, restava meno di un mese. L’ultimo gesto del nostro Ingesson fu quindi quello di lasciare “al momento giusto”, in modo che il club potesse programmare il futuro e al tempo stesso togliere i riflettori su se stesso evitando di oscurare lo splendido lavoro dei suoi ragazzi. Un’altra ragione, probabilmente la più nobile, fu quella di non voler destabilizzare il gruppo, che ebbe così circa 30 giorni, per abituarsi alla sua assenza. Ho quasi un nodo alla gola mentre scrivo di quest’Uomo incredibilmente razionale e coraggioso.

Ingesson Uomo

Quando accadono tragedie del genere, si tende sempre a santificare qualsiasi uomo, a volte anche ingiustamente. Questo però non é e non sarà mai il caso di Klas Ingesson. Ho orrore di servizi giornalistici e articoli, in cui si scava nel dolore per ottenere interviste o testimonianze, quindi non vi citerò nomi e virgolettati, anche se ce ne sarebbero da riempire un giornale intero. Il vuoto che ha lasciato Ingesson, non si può colmare con semplici parole, in alcuni casi banalmente di circostanza. Chi lo ha conosciuto, non potrà mai dimenticarlo, chi ne ha condiviso una carriera oltre che tantissimi altri momenti come Kennet Andersson, si sente privato di una parte di se stesso.

Noi che l’abbiamo seguito sui campi da Calcio, noi che magari abbiamo scambiato la sua figurina o con cui abbiamo segnato qualche gol a Fifa 98, possiamo e dobbiamo tenerne in vita la memoria. Ingesson, come questo articolo ci ricorda ma che al tempo stesso omette chissà quanti gesti e situazioni, ci ha insegnato molto. Finché ha potuto é rimasto aggrappato alla vita con tutte le sue forze e ne ha tratto il massimo. Ha cambiato la vita e la carriera di tanti giovani, ha emozionato il suo pubblico, ha avuto fino al suo ultimo giorno la forza di fare la cosa giusta, non per se stesso ma per gli altri. Ecco, l’altruismo, la qualità che praticamente tutte le persone che lo hanno accompagnato in questo viaggio, hanno sempre sottolineato.

Non voglio eccedere, sembrare retorico o eccessivamente romantico ma l’impronta che Klas Ingesson ha lasciato nel Calcio Nordico, ma più in generale nel Calcio, é quella di un Gigante. Questo articolo é per voi ma é anche una sorta di doverosa lettera che non avevo mai preso il tempo di scrivere e vi ringrazio per questo.

Klas, spero di averti reso omaggio nel modo che meriti, capisco che siano solo parole ma sono parole sincere. Non sarai mai dimenticato.

Da un tuo grande estimatore,

Alessandro.

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About Alessandro Musumeci

28 anni, con il sogno del giornalismo ed un'infinita passione per i Paesi Nordici, vivo in Francia dal 2015. Ho avuto l'immenso piacere di far parte di Mai dire Mondiali 2018 della Gialappa's Band e per questo devo ringraziare soprattutto chi segue da tempo la pagina facebook legata a questo sito. Collaboro inoltre con un'agenzia calcistica in qualità di scout. Si continua a lavorare come sempre, ci sono ancora centinaia di storie da raccontare !

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